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Grado 2 aprile 1974

 


Caro Rosignano, la mia visita nel suo studio è stata una singolare immersione in un mondo subacqueo, e, d’altra parte una sublimazione in un’atmosfera di luci portate allo sfinimento. Certo, ci sono anche degli oggetti nella sua pittura, ma velati: nuclei di luce che già comincia a stemperarsi, a sfarsi…
Si direbbe in un processo di alleggerimento, di dissoluzione di ogni corporalità. Tutto è trasfigurata atmosfera vagante di sogno. Le cose! Ho in mente tanti suoi interni. Così il caffè vuoto, con i suoi tavoli ritmati in tre file: voci che si affiocano, s’allontanano, si spengono. Sullo sfondo alto della parete tanta luce, più sotto, quel gioco nell’ombra varia delle luci in sordina. Altra solitudine: un vecchio signore ingabbiato seduto a un tavolino. Una mano posata sulla superficie dice l’impazienza dell’attesa di fronte a una seggiola vuota, che sottolinea appunto la solitudine.
Realtà d’animo rappresentata con quasi nulla, e sempre per accenni; eppure parola efficace. Tanti quadri mi passano davanti agli occhi: in tutti la stessa economia d’asceta, la parola appena pronunciata. Anche masse più pesanti, che lì per lì possono sembrare opache e ferme, si rivelano in doppio movimento: quello loro proprio e quello dell’aria e della luce, che le investono e le trasformano. La bora stessa la vedi, la senti, avvolge e travolge gli uomini, li assalta, li spinge. Blocchi di colore spento si illuminano, si risolvono in moto di luce. Il pittore, in silenzio, continua a parlare.
Figure d’uomini, di donne, risultanti solo dai moti di luce, passano per le strade; attendono a qualche angolo e, senza muovere le bocche, parlano. Neanche un tentativo di forzare col disegno una forma. La luce tutto sfinisce. Un operaio al lavoro; passano due donne, una biondissima, una bruna, che appena si intravede accanto a lei: e tra quell’operaio e questa donna l’intervallo di una distanza, di una diversità infinite.
Quale dialogo, in silenzio! Questa per me, la meraviglia dei quadri di Rosignano. Ritegno, castità, pudore, sono l’anima di queste opere. La misura la dà l’animo del poeta: chè Rosignano è innanzi a tutto poeta, e sa la responsabilità della parola, del suono, del ritmo. E come insiste nel frantumare perfino le singole note, perché non facciano rumore!…Poeta del silenzio e della luce, io lo direi. Quella visita è stata per me una grande iniziazione alla sua musica, caro Rosignano. E da quel fiasco impagliato che lei ha dipinto su uno sfondo inerte, facendone cantare i gialli, fino all’oro, ho bevuto un’ora di felicità. Gliene sono infinitamente grato e la saluto.

Biagio Marin.

 

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